|
|
July 21
Pioggia e sole, sole e pioggia.. più che Luglio inoltrato e quasi finito, questo sembra Maggio. Che si siano scambiati senza dirlo a nessuno? forse il mese di Luglio era stufo di fare il Luglio e ha chiesto di sostituire Settembre, e quest'ultimo a chiesto ad Aprile, e lui a Giugno, che poi ha domandato a Maggio..... insomma tutti erano stanchi del solito tran tran, desiderosi di nuove esperienze, nuova linfa, nuove emozioni? Sarà.... fatto stà che i fine settimana stanno rannuvolandosi un bel pò ultimamente. Certo le cose da fare non mancano comunque, io ho passato il weekend fra la frutta da raccogliere e la marmellata da fare, anche il gelato per cambiare, e la granita per finire. Albicocche dappertutto a casa mia.... in frigo quelle da mangiare come frutta, nei cestini sparsi quà e là sul pavimento.... ne ho ancora 6 kg da preparare e da cuocere che mi aspettano finito il lavoro in ufficio, non senza essere passata prima a far la spesa per comprare lo zucchero e i limoni ormai finiti.... Vorrei poter fare queste cose senza dover andare in ufficio la mattina, forse me le godrei di più, e avrei un altro spirito. Però mi piace farle ogni tanto... anche se mi stanca tanto tanto... insomma noi donnine quanti lavori dobbiamo avere? ma non siamo il sesso debole? Mah! May 10 Meno male che adesso rimandiamo a casa i criminali extracomunitari. Così avremo finalmente il tempo di occuparci delle pelli da galera di casa nostra, che non sono poche, almeno a giudicare dal numero di persone che l'altra notte ha preso parte all'aggressione fisica e verbale dei vigili urbani in piazza Vittorio. Scusate se ho usato l'espressione «pelle da galera», lo so che è desueta, ma a chiamarli delinquenti proprio non ci riesco; in fondo, nell'essere delinquente c'è qualcosa di perversamente romantico, invece nel far parte di una torma di centinaia di individui che insultano otto civic, c'è solo stupidità e vigliaccheria. Ma che peccato! Eravamo tutti così fieri delle notti torinesi, di come Torino fosse diventata una città notturna, di come fosse bello riappropriarsi delle piazze, delle strade, dei Murazzi, del fiume. E invece, grazie a scene come quella di sabato, siamo ritornati indietro di vent'anni, a quando la brava gente si chiudeva in casa alle nove di sera e lasciava la notte ai malviventi. Grazie, grazie infinite ai fighetti e ai tamarri che affollavano i bar di piazza Vittorio, grazie per averci di nuovo rubato la notte. E non dite che si è trattato di qualche isolato facinoroso, eravate in troppi ad attaccare i vigili. E perché lo attaccavate? Perché avevano osato elevare una contravvenzione a uno di voi: sì perché siete tutti per il pugno di ferro con chi infrange le regole, ma le regole le fate voi. Siete voi che stabilite ciò che è ammissibile e ciò che non lo è: e le vostre auto in divieto di sosta, parcheggiate sugli scivoli per le sedie a rotelle o in doppia fila a bloccare un'eventuale ambulanza, quelle sono sempre ammissibili. No, non erano casi isolati, siete in tanti a pensarla così, di giorno e di notte, ed eravate in troppi a gridare ai vigili «Servi di Chiamparino», come se il rispetto della legge fosse un favore che si fa al primo cittadino; eravate in troppi a invocare «Libertà» senza neanche sapere cosa sia. Libertà di fare quello che mi pare. Libertà di non rispettare gli altri. Libertà di appropriarmi di ciò che è di tutti. Libertà di spaccarti la faccia se mi fai notare che questa non è libertà. Eravate in troppi l'altra notte a invocare la libertà del più forte, eravate un popolo. Ecco cosa si rischia quando si usano a sproposito parole importanti come «Libertà». Mi disgusta il fatto che nella mia città ci siano cento, duecento, addirittura trecento persone che tra loro non si conoscono, ma che in un attimo sono pronte a coalizzarsi in nome della solidarietà tra chi viola la legge: sono certo che se ci fosse stato da aiutare qualcuno in difficoltà, la maggior parte di quei galantuomini avrebbe preferito guardare con indifferenza la propria caipirinha. E adesso è il mio turno di invocare il pugno di ferro: se mai verranno presi, io chiedo che i maggiori responsabili di questa vicenda vengano condannati a passare il sabato sera, per un anno, in qualche casa di riposo, a prestare assistenza ai degenti non autosufficienti. Agli esercenti di piazza Vittorio chiedo invece un gesto di coraggio: se volete restituirci tutte le notti, chiudete le saracinesche una notte sola, il prossimo sabato, per esprimere solidarietà agli aggrediti e soprattutto per dire no a chi della notte torinese non ha capito nulla.
Alessandro Perissinotto, La Stampa.
April 21 Il giro di boa lo chiamano…. E infine ci sono arrivata. Mi sembra impossibile essere più o meno a metà (fortuna, salute ecc permettendo eh!) ho così tante cose ancora da fare, da dire, da vedere…!!! Mi basterà il tempo che rimane? Saprò viverlo nel modo migliore, saprò farne tesoro, saprò meritarmelo? Alla fine lo so, dipende solo da me.
In occasioni come questa, riflessioni sul tempo, su ciò che si è fatto o raggiunto e su ciò che si è perso per strada si sprecano. E’ facile guardarsi indietro, o guardare avanti… è più difficile stare esattamente dove si è, ed essere in quel momento il meglio che si possa essere, e farlo tutti i giorni. Una persona a me molto cara, che abita da tanto tempo nel mio cuore, mi ha detto scherzando e ridendo che devo essere fiera di questo passaggio, e portarlo con orgoglio. In realtà l’ilarità era riferita al suo modo di scherzare sul fatto che non li dimostro fisicamente, e a suo dire potrei vantarmene. Io sono contenta più per il fatto che mi veda così, che per come mi possano vedere gli altri. Ringrazio questa persona perché mi ha fatto e ancora mi fa sorridere, per come me lo ha detto e perché mi ha fatto vedere, ancora una volta, il bicchiere mezzo pieno di intenso liquido dolce e fruttato, e nella metà vuota percepire lo spazio da riempire di gusto e colore. Grazie Ni
Io riparto da qui, Buon Compleanno Sabina, benvenuta nel mondo dei 40.  Sarà bellissimo!!!
January 02
Può succedere di innamorarsi di un sogno, in un sogno? A me è successo la notte di capodanno, anzi, per essere più precisi la mattina di capodanno, mentre ancora recuperavo il sonno perso durante la notte. A dire il vero so anche l’ora in cui è successo, perché poco prima avevo per un attimo aperto gli occhi e guardato l’ora, per poi riaddormentarmi, ed erano le 7 e 40. E’ buffo a pensarci ora, una canzone di Battisti lo ripeteva “c’è un treno che parte alle 7.40”, ed io ci sono salita. Però nel mio sogno non c’era alcun treno, c’era probabilmente la mia voglia, la mia ricerca di amore, invece sono stata trovata da lui. I particolari si sono persi, non ricordo più molto, se non appunto che ne avevo bisogno, che desideravo sentirmi innamorata e che è successo, in un sogno, bello come se fosse realtà. Ricordo come mi sentivo: forte, felice. La sensazione in un sogno è ciò che mi rimane di più anche al risveglio, magari perdo i dettagli, ma le sensazioni mi rimangono appiccicate addosso a lungo, sia quando sono piacevoli che quando sono spiacevoli. Poca cosa direte voi… ma io so che c’era più di quanto riesco a ricordarmi…peccato che i sogni svaniscano al mattino, e anche quelli fatti al mattino non hanno scampo. Che scampo hanno gli amori? Nel mio sogno l’amore era personificato da un uomo non particolarmente bello, sicuramente non ricco, ma che mi faceva sentire felice e grata e corrisposta, amata a mia volta. Fedele al motto da me coniato “l’amore senza corrispondenza porta solo inutile sofferenza” lui era altrettanto innamorato e, cosa di non poco conto, me lo faceva capire, me lo diceva e me lo dimostrava… pur sapendo entrambi che non sarebbe durato, lo sapevamo ma non ce ne preoccupavamo, né io né Bernardo Bertolucci. Oddio no… non il regista, non c’entrava proprio nulla! Non sò neanche come sia fatto, vai a capire come mai nel mio sogno ho dato questo nome all’uomo di cui mi sono innamorata; nei giorni precedenti non avevo letto né visto nulla che lo riguardasse, nel mio sogno lui non faceva il regista e non conosco nella realtà neanche una persona che si chiami Bernardo, a cui eventualmente nella fantasia del sogno avrei potuto associare un cognome famoso.. mah!? Ma che importanza ha un nome? Shakespeare aveva ragione… nessuna. Anche se devo ammetterlo, ci sono nomi più belli eh! E quindi io e Bernardo ci siamo incontrati e innamorati, pur se consapevoli che sarebbe presto finita (lui doveva andare chissà dove) abbiamo combattuto e volato insieme (con una specie di deltaplano) per un po’. Niente lacrime, niente sofferenza, solo pura e semplice gioia di essere insieme e di esserci trovati, gioia di potersi dire ogni parola che lo esprimesse almeno in parte. I sogni, dicevo, perdono consistenza con il risveglio e si sfilacciano velocemente, ancor più rapidamente quando cerchi di trattenerli con il ricordo, ma la sensazione è rimasta. Chissà se era una sorta di compensazione per un capodanno all’insegna della noia e della mediocrità, in fondo mi ha lasciato l’emozione di essermi innamorata di nuovo, ed essendo successo in un sogno non può far male a nessuno, no? Io ero felice. Nella realtà un amore porta con sé anche dolore e lacrime, è inevitabile, fa parte dell’amore e della vita stessa, è giusto così… ha una ragione, un suo perché, a volte sentire il male aiuta a capire l’importanza del bene. Ma in un sogno può non accadere e nel mio non ho provato né tristezza né altre sensazioni spiacevoli, neanche quando sono rimasta sola… perché questo lo ricordo bene, Bernardo è andato via prima della fine del mio sogno ma io sono rimasta a combattere e a gioire del mio stato d'innamoramento con una forza senza eguali. Poi il risveglio, 8.20… quaranta minuti di amore potrebbero significare qualcosa? Il giorno di capodanno potrebbe significare qualcosa? Sapete cosa penso ora? non so se capita anche a voi, ma a me succede spesso di sognare “a puntate”, come un telefilm, alcuni sogni mi accade di riprenderli lì, da dove erano finiti, e di continuarli in notti diverse, dopo tempo. Ecco, voglio credere che questo sia uno di quelli, e che mi possa sentire ancora innamorata, forte e felice nello stesso tempo, in un’altra dimensione se in questa non accade più, e che ritroverò Bernardo (o in qualsiasi modo si chiamerà in quel frangente) prima o dopo. Addio Amore, Arrivederci.
October 26
Un viaggio! Cosa c’è di più bello di un viaggio per suggellare una storia d’amore? A Venezia, in un albergo che spalanca le sue finestre sulla laguna. È la scelta giusta: non ci si può sbagliare quando si ripetono le mille e mille decisioni che hanno portato gli innamorati a vivere la loro passione in quella città che sembra uscita da un sogno. Paolo e Francesca non avevano lasciato nulla al caso, non potevano ammettere che qualche imprevisto, sorto dalla loro sbadataggine, rovinasse anche solo pochi minuti della breve vacanza. L’emozione faceva galoppare il cuore e prendeva alla gola, ma li aiutava la precisione dei dettagli con cui avevano incominciato il viaggio dal loro paese, nella provincia di Grosseto. La voce tremava un po’ a Paolo quando, alla reception, chiede la camera con vista, e forse pensava di aver parlato con un tono troppo basso perché l’incaricato alla reception sembrava non dargli ascolto, o forse fingeva di non averlo visto. Davvero Paolo non era stato visto, e neppure Francesca. Le loro teste non riuscivano nemmeno a spuntare al di sopra del massiccio bancone di legno di noce dove erano state allineate le chiavi delle camere ancora disponibili. Paolo si fa coraggio, alza la voce: certo è piccolo, ha dodici anni. «Vogliamo una camera matrimoniale con vista sulla laguna», dice tutto d’un fiato, un po’ intimidito e un po’ spavaldo. Non doveva sfigurare di fronte alla sua ragazza: non che lei fosse di navigata esperienza, però era più vecchia di lui, ha tredici anni. Il portiere si sporge dal bancone, si accorge che lì sotto ci sono i due clienti, e con la rispettosa formalità richiesta da simili circostanze, chiede: «Paga in contanti o con la carta di credito?». «In contanti, in contanti», gli risponde Paolo, trattenendo quella gioia che nasce spontanea quando si raggiunge un risultato sperato ma non scontato. Con un gesto da navigato uomo di mondo mette sul tavolo un rotolo di banconote, pensando di anticipare la richiesta del portiere, e si alza in punta di piedi per osservare bene che fine avrebbero fatto i suoi soldi. «Vedo cosa le posso dare, signore», dice il portiere, e intanto si allontana. Senza essere visto, telefona ai carabinieri che in quattro e quattr’otto arrivano in albergo. Paolo e Francesca erano scappati di casa perché l’ostilità delle loro famiglie impediva di vivere la loro storia d’amore almeno per un giorno. Una storia certamente bella, sincera, e loro davvero simpatici. Infatti i carabinieri li fanno salire sul loro motoscafo blu, e via di corsa per la laguna aperta, rallentando, procedendo a passo d’uomo non appena la barca s’infila per gli stretti canali, e poi di nuovo veloci quando all’improvviso, dopo la piega di un rio, si spalanca la laguna. Paolo e Francesca erano incantati dalla bellezza dei palazzi che affioravano dall’acqua, dalle piccole case che sembravano galleggiare, dal tramonto del sole che si nascondeva dentro la chiesa del Longhena, alla Salute. Era un sogno, però è un sogno che comunque stavano facendo nel motoscafo dei carabinieri. E adesso, cosa sarebbe capitato? Una cena a lume di candela: è proprio quello che il capitano dei carabinieri offre ai due piccoli innamorati per chiudere romanticamente la loro giornata... prima di essere rispediti a casa. I ragazzi interessano ai giornali se ammazzano la mamma, se si drogano, se si sfracellano sulle strade. Ma la maggioranza dei giovani non sono questi disastri esistenziali di cui parlano le cronache. Sono ancora romantici, sanno sognare. Pochi (per fortuna) hanno la spensierata sfacciataggine di Paolo e Francesca, ma questa storia (per fortuna) riesce a spiegarci quanto i ragazzi abbiano desiderio di amore e voglia di vivere il loro innamoramento, senza pregiudizi, con coraggio. Dodici anni l’uno, tredici anni l’altra, due famiglie che non li comprendono, la convinzione che l’amore non debba trovare ostacoli, il coraggio della tenerezza. Una società che riesce a far sognare ancora i propri figli è capace di andare avanti, nonostante tutto.
(di Stefano Zecchi - venerdì 26 ottobre 2007, tratto da: il giornale.it)
October 14
Ripensavo in questi giorni all’autunno, e a come ho sempre sentito di appartenere a questa stagione così malinconica e contemporaneamente colorata; così come alla primavera, altra stagione che rappresenta linea di confine e non ha demarcazioni certe, anch’essa magnifica tavolozza di colori. Ma tornando all’autunno… in questi giorni di ondeggianti disegni tracciati a tinte forti dalle foglie che si raccolgono al suolo, mi piacerebbe saper perdere alcuni pezzi della mia vita. Strano per me che per natura tendo a conservare ogni ricordo, voler riuscire a dimenticare interamente, cancellare, lasciar cadere al suolo alcune cose che mi hanno segnato nel bene e nel male e che invece, credo faranno parte di me per sempre. Mi conosco.. so che non ci riuscirò. Più desidero dimenticare e più mi sembra di trattenere le mie foglie, anche se esse chiedono con insistenza, con ostentata insolenza di essere scrollate al suolo… E quindi ripenso all’autunno a rovescio dei pioppi di pianura, che parte dal basso alle prime bave di nebbia che si alzano dai canali, e all’autunno che sale e scende dagli alberi come un ascensore colorato, e a quanto mi piacerebbe essere una di loro. Perdere quei pezzi sarebbe un gran sollievo… forse per questo amo tanto l’autunno e le sue foglie cadenti… Invidia. Posso immaginarmi in un bosco, a lasciar cadere le mie foglie come petali inutili, a lasciarle andare come desiderano, con volute a spirale e planate dipinte, a spogliarmi… e poi lasciarmi ricoprire interamente dalla neve … e a sorriderne.
September 25
Rivolgiti a me con gentilezza, ne riceverai in dono altrettanta. Trattami con rispetto e con educazione: accetto le critiche ma non il disprezzo, amo il gioco ma non la derisione, apprezzo i pareri diversi ma non le offese. Sono il tuo specchio: se avrai cura di me risplenderò per te, rifletterò e restituirò la tua dolcezza e ogni tua carezza; ma se mi maltratterai la tua immagine sarà in me opaca e spenta, se sarai sgarbato troverai in me la tua stessa mancanza, se mi spezzerai anche tu sarai spezzato. Detesto esserne costretta quindi, per quanto mi sarà possibile, se mi sentirò macchiata o rovinata a causa del tuo comportamento, cercherò di evitarti. Non sono il tuo sfogo, non sono il tuo pungball, non sono il tuo zerbino e non sono il tuo animale da compagnia. Non collocarmi mai su un piedistallo: è un posto troppo precario e da lassù posso solo cadere. Come chiunque sono fragile, ho difetti e commetto errori, sciocchezze, mancanze a cui cerco e voglio porre rimedio: la comprensione e il perdono reciproco sono d’obbligo. Le tue frustrazioni, le tue insicurezze, e i tuoi problemi sono cose di cui posso avere cura e riguardo, posso ascoltarti e se desideri posso aiutarti, ma non dovranno riversarsi malamente su di me, né costituire motivo di aggressività, villania o volgarità nei miei confronti. Per ogni tuo pensiero sarò grata, per ogni tuo dono felice, per ogni gesto d’affetto riconoscente; ricambierò volentieri e con gioia ogni volta che sarà possibile. Se ti faccio un dono, o ti dedico un pensiero, oppure ho per te un gesto d’affetto, non ti chiedo di corrispondermi ogni volta e in egual misura, ma mi aspetto che mi ringrazi sempre, e con cortesia. Riconoscimi dignità: se non ti piaccio come sono, evitami; se non hai stima di me, evitami; se non nutri affetto sincero per me, evitami. Desidero ogni tuo bene ma anche ogni mio, e se coincidono ancora meglio: potremo condividerlo.
June 14
E adesso taci. Non muoverti. Stai zitto e posa gli occhi… Guardami e Amami. Sono quella. Questa. E le altre. Inebriati di Me. Ama i miei vizi perchè mi rendono perfetta. Ama i miei sbagli perchè sono quelli che mi hanno condotta a te. E' inutile fingere, sono incoerente se incoerente si può dire... Io preferisco chiamarla Libertà. Sono il tuo Sogno incontrollato. Sono Unica. Sono perfetta nella miriade delle mie imperfezioni. Sono di tutti e di nessuno. Nemmeno l'amore ci da il diritto di prendere tutto dell'altro. Mi chiamano Camaleonte, Puttana, Bambina, mi modello come creta. Sono ciò che amate e ciò che disprezzate. Sono Tutto e Nulla. Sono fatta a mia immagine e somiglianza. E’ vero sono tutto ciò che voi dite, modificato a mio dolce piacimento.
(un premio a chi indovina l’autrice e… perché…)
May 03 La consapevolezza è una strada a senso unico e senza ritorno..... Dobbiamo sapere ciò che siamo e comprendere che siamo i diretti responsabili delle cose che ci accadono. Non vengono da altre persone, non avvengono a causa di come sono o di cosa fanno gli altri, ma nostra responsabilità. Tutto ciò che siamo è il prodotto dei nostri pensieri, tradotti o non tradotti in azioni. Qui nella nostra mente sono il paradiso e l’inferno.
March 29
Se vuoi credere in me devo dirti che io sono solo un mercante di stelle... Con le oneste bugie e la finta realtà di un ragazzo che mai sarà grande... Sono fatto così è più forte di me perché sono un mercante di stelle... Certe astuzie oramai non aiutano più e mi perdo così nel disagio che vivi anche tu... Per questo sono qui in questo luna park con tutti i sogni tuoi... che non ricordi più però ci sei anche tu e adesso che lo sai rimani finché vuoi perché io non sarò... perché non sarò mai... Mercante di realtà. ...................... Questa ingenua allegria ci fa bene però non è l'unica cosa importante... Certe volte è così e non è colpa tua se la vita confonde le parti... Resta quello che sei non arrenderti mai che nessuno è mercante di stelle... Siamo uguali lo sai ma lo faccio perché per poi credere anch'io che ogni male guarisca da se... Tu non restare lì in quella galleria che non ti vedo più... Imbroglialo anche tu quel buio che non ha la nostra fantasia la nostra libertà non rimanere lì... nel vuoto che non hai... perché non sei così. E dirti una bugia non mi spaventa sai ma mi spaventi tu se ti rassegnerai... O la vigliaccheria di chi non ce la fa di chi si ferma lì lasciandosi a metà lasciandosi così... lasciandomi così... Mercante di realtà...
(Renato Zero)
March 13 Brandelli di sogni e di corpi sfilacciati... Risposte nella morsa rabbiosa fredda complice di lontananza passiva... Morte ormai certa che si dibatte nello spazio greve del silenzio... Disincanti che spingono i fugaci sorrisi arrivati da chissà dove... Speranze in bilico malfermo e lotte intestine che segnano il passo... Domande pallide si spezzano schioccando membra di sale amaro e fiele... Una dose di veleno la tua esistenza ha elargito frutti deformi alla vita... Sento raccapriccio di parole stridule nelle note stonate, nei suoni incompresi... Urla, singhiozzi e lacrime di sangue falsa allegria ostentata e ridicola... Spalle che si danno le spalle, dieci passi volti nemici estranei ormai di fronte... Processo d’intenti continuo fioccano condanne al delitto di esistere... La colpa più grave nell’essere diversi consta nel saperlo solo disprezzare... Vili ed aspri squallori colpiscono come discorsi pungenti su lame taglienti... Presunzione e vanità inutile e sciocca mostra il volto limitato della propria tracotanza... Graffi e lacerazioni continue volte e rivolte a protezione dei buchi... Grumi aggressivi, acidità reattive ringhiano in difesa del nulla... Tormenti dolorosi aprono ferite nella notte nel giorno si specchiano in finestre ormai rotte... Tremori che sigillano porte serrate fra geli acuti di disinteresse e cinismo sarcastico...
Fiamme spente in cenere e polvere.....
Coraggio… fra poco è tutto finito......
March 03 Il mio caro nonnino è morto oggi, un anno fa.... lo ricordo e il suo ricordo passa attraverso i miei occhi e la luna di stasera, il mio cuore e il suo amore. Lui mi parlava sempre della guerra e dei campi di concentramento in cui è stato, ma rideva sempre, fino alle lacrime... tanto rideva che non riusciva a trattenerle. Lui faceva sempre i conti a mano, non si fidava della precisione delle calcolatrici, diceva che era più facile sbagliare a schiacciare un tasto piuttosto che un'altro, era meglio far di conto "alla vecchia maniera".... e riempiva fogli di calendari, agende, carta scarabocchiata finemente dappertutto in casa, con quella calligrafia minuta e numerica. Io insistevo... ma nonno, fai più in fretta, eppoi è facile... ma lui niente, dopo aver usato la calcolatrice gli rimaneva sempre il dubbio, e rifaceva. Dolce nonno..... E mi raccontava le sue barzellette che poi erano le mie, quelle del libro di Bramieri di quando ero piccola, le aveva imparate tutte a memoria. Ciao Nonno come stai? All'in piedi - mi rispondeva. E rideva tanto da doversi sedere. Mi manchi tanto nonno....
February 28 Queste frasi mi sono state donate da un amico lontano, che ha cercato di essermi "vicino" in un momento di bisogno, di crisi profonda e di solitudine, quando avevo dentro un vuoto immenso e non c'era nessuno che mi sostenesse. Grazie, sono molto vere e le faccio mie, pubblicandole per chi volesse leggerle e farle proprie.
"La vita si rimpicciolisce e si ingrandisce, in relazione al proprio coraggio"
"Noi non vediamo le cose come sono, ma come noi siamo"
(Anais nin) January 30
La tua ragione e la tua passione sono i remi e le vele della tua anima marinaia. Se uno o l'altro si rompono, puoi buttarti e andare alla deriva, o restare fermo in un punto morto in mezzo al mare. Perché la ragione, se governa da sola, e' una forza che ti limita; e la passione, da sola, e' una fiamma che brucia fino a distruggersi.
(Kahlil Gibran) January 11 Da piccola, quando nei mesi estivi vivevo con i miei nonni in Sicilia e passavo il tempo a giocare lungo le scalinate acciottolate e le stradine curiose di chiacchiere dei vicini di casa, che mi guardavano seduti a grappoli sugli sgabelli accanto agli usci.... ricordo che qualcuno mi regalò uno scacciapensieri, blu metallizzato. Il Marranzanu… è uno strumento musicale idiofono costituito da una struttura di metallo ripiegata su sé stessa a forma di ferro di cavallo, a creare uno spazio libero in mezzo al quale si trova una sottile lamella di metallo, che da un lato è fissata alla struttura dello strumento e dall'altro lato è libera e viene fatta vibrare con un dito mentre si cambia la dimensione della cavità orale per regolare l'altezza dei suoni, oppure si posiziona la lingua in modi diversi. Il mio primo strumento credo…. mi piaceva suonarlo, farlo vibrare appoggiandolo di fronte alla bocca e pizzicando la linguetta, producendo quel suono così bizzarro… toonghi tonghi toonghi….. Non so se effettivamente scacciasse i pensieri, non ne avevo molti in quel periodo, e di quelli credo quasi nessuno che volessi scacciare, ma ricordo di essermelo chiesto più volte… e se funzionasse poi davvero? Uno strumento che vibra, sollecitato nel modo giusto, con l’ausilio della bocca, della lingua e scaccia i pensieri. Credo di non averlo mai suonato con quell’intenzione, ma oggi, a distanza di 30 anni circa… mi sento come u marranzanu….
December 11 Certe frasi sono in grado di scavare solchi. Passano e ripassano all’infinito, avanti, indietro, e spesso sto lì ad arrovellarmi incapace di smettere o almeno di far mutar loro percorso. All’inizio non sembrano così invadenti… sì, le posso sopportare, non è poi gran cosa una frase. Ma loro ugualmente scavano, e mentre fuori reagisce un sorriso, una battuta scherzosa… attraverso il solco cola silenziosa una lacrima… e lì si congela. Una piccola stalattite… di ghiaccio e freddo… muore lì, senza neanche tremar più, vicino a tutte le altre. Ho ancora le mie lacrime, che gioia…. E anche se fuori sorrido e ostento distacco divertito… dentro si accumulano minuscoli ghiaccioli ad ogni frase buttata lì apposta, con un pizzico di orgogliosa perfidia, per vedere l’effetto che fa…… Ma non lo puoi più vedere l’effetto che fa…. e il gioco per te finisce presto, deluso; mentre per me, che da sola alimento un cimitero di gelo, non inizia mai. Qualcuno sa dove portano i solchi?
November 21
Non hai voglia di fuggire? Non hai mai voglia di fuggire e continuare a fuggire? Certo… Per me è così. Io non voglio vedere nient'altro che asfalto per miglia e miglia… Dove vorresti andare? C'è un posto..... con un bar e un palcoscenico in un angolo........ e il venerdì sera tutti vanno lì dopo il lavoro, bevono e fanno tanto di quel rumore che riesci a stento a sentire la musica  ....  Ma.... io continuerei solo a suonare,... continuerei a suonare finchè non ci fosse più niente da suonare e suonerei fino a chè mi portassero via. E dov'è? …..Non lo so….. Lo troverai.... Ed io sarò lì ad ascoltarti.
November 14 E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti e ascoltare il cd della tua vita... traccia dopo traccia... Nessuna è andata persa: tutte sono state vissute e tutte, in un modo o nell'altro, servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c'è niente di meglio al mondo. Pause, rewind, play e ancora e ancora e ancora.... non spegnere mai il tuo campionatore; continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro. E se scenderà una lacrima quando le ascolti... beh... non avere paura... è come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita...
November 09 E non ho più quadrifogli di speranze…. Piccole stranezze confortanti, diversità benvenute, benvolute, rinvenute…. Tra tutte le banalità, uguali tra tutte e a sé stesse… appaiono d’improvviso e condensano desideri in originale. Né copie, né trucchi e balocchi, solo natura diversa… Puri sintomi di forte, immenso sogno e volontà Li ho raccolti tutti… li ho spesi per te uno ad uno… E ora non sò capire se possono ricrescere dalle radici lasciate nella terra oppure se occorre un miracolo… affinchè i trifogli possano mutare. Ancora uno…. Ancora uno…. Piccola fiammiferaia… la luce tremula è il tuo unico calore Ma il tuo sorriso riscalda il cuore degli inverni. Cerca ancora nella tua scatolina di fiammiferi, il buio s'illuminerà e nei prati verdi sorgerà ancora vita.
October 11
Non lasciare che il tuo fuoco si spenga che si perdano quelle preziose scintille nelle paludi senza speranza dell’Indecisione del Dubbio e dell’Incertezza. Non permettere che l’Eroe che è nella tua anima perisca solitario e frustrato privo della vita che Tu meriti ma che non sei mai riuscito a conquistare. Il mondo che desideri può essere tuo Esiste E' reale E' possibile Ed è Tuo
(Ayn Rand, Atlas Shrugged)
October 04
Quante vite viviamo? Quante volte si muore? Hanno provato che nel preciso istante della morte tutti perdiamo 21 gr di peso. Nessuno escluso. ......Ma quanto c'è in 21 grammi? Quanto va perduto? Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna? 21 grammi..... il peso di cinque nichelini uno sull'altro, il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolata.
Quanto valgono 21 grammi???
(Dall'omonimo film)
September 21
Non ci sono per ciascuno di noi destini tracciati, non c’è una strada lineare da percorrere, da seguire…. Tutto è sempre in gioco. Anche se il nostro patrimonio genetico ci dà una traccia, ci indica un percorso, in realtà le cose della vita che ci capitano, le nostre realizzazioni, oltre che della nostra volontà sono frutto degli incontri, di quei “contatti misteriosi” che avvengono con certe persone e non con altre e che aprono le porte all'amore, all'amicizia, alle intese lavorative fortunate, o alla crescita personale interiore. Io adoro gli incontri fortunati, quelli cioè dove una dea bendata, o per me che ci credo gli angeli, guidano le anime a relazionarsi tra loro senza che neppure sappiano il motivo, senza che i ragionamenti, che vogliono conoscere tutto, spiegare tutto, capire tutto, la facciano da padroni. Se ammettiamo che anziché gli angeli sia la Fortuna, allora in questo senso è una dea bendata non perché cieca, ma perché vede nel buio, nell’inconscio dove ognuno di noi è un’unica misteriosa energia psichica e unisce le affinità delle persone, delle loro anime, dei loro interessi, al di là di ogni altra cosa. Per questo le cose importanti spesso avvengono per caso…… e non dipendono dai progetti, dalle ragioni.
(R. Morelli e mia)
September 01
Insegnami a non aver paura… come fai tu. E’ facile. Immagina la cosa peggiore possibile… Ci sono… Bene, adesso chiudi gli occhi e immagina l’universo.. ..in che modo? E’ immenso…. E buio… ed è pieno di milioni di stelle che bruciano e si raffreddano, e tu… sei un puntino luminoso, una bagliore di luce che poi brucia e si raffredda, proprio come quel milione di stelle. Ci sono… Ora dimmi cosa preferisci: essere con milioni di stelle fredde o qui con la cosa peggiore che può capitare? …..Qui….. Certo, il trucco serve a tenerlo lontano, il Peggio. Vero! Ma aver paura te lo riavvicina… Lo so, è vero. Già… allora devi tenere qualcos’altro vicino a te. …Abbracciami…
August 23
Quando tutto questo avrà un senso? Se succederà, spero di essere in grado di comprenderlo. Forse ce l’ha già, e sono io che non so vederlo… lo so, sono caparbia a volte, ostinata... ma non irragionevole, forse incoerente.... si.... ma non per vizio, dire più per senso d’insicurezza dal quale spero sempre di guarire in fretta. Può essere che il mio sia solo un difetto che mi limita senza rimedio? Può essere che il mio continuo insistere con gli stessi sogni, con gli stessi desideri, sia solo un modo cocciuto di non vedere la poco fantasiosa realtà? Se penso a quante volte ci ho sbattuto la testa e ho avuto la sensazione spiacevole di rimbalzare su un muro di gomma, mi chiedo perché ne porto così a lungo i segni, e i bernoccoli... Mi sa che gomma non era, ma freddo metallo luccicante abbigliato da cuore puro. Pura finzione o semplice svista mia?.... in fondo non vedo che ombre.... quanto c’è di ombra vera e quanto di incorporeo fumo negli occhi? Eppure avrebbe potuto esser così semplice e così bello...... E giù con la solita spremuta dolceamara che da sempre mi sorbisco da sola, perché lo so che tu riesci invece a sigillare le pareti e il gioco è fatto. Sorridi........ E ridi........ stai bene ma è vero o ti illudi come me? Fino al prossimo giro di vite, fino a che quella nuvola lassù attraversi l’orizzonte, poi tutto torna sotto forma di spirito, e ombre, e luccichii indistinti che si spengono con un soffio di brina sottile.
Eppure tutto questo deve per forza avere un senso... di sapore agrodolce probabilmente, ma di quale sostanza è composto? Questo nocciolo duro che mostri nutre la tua esistenza come desideri? E la scorza che ti sforzi di mantenere è succoso miele per la tua anima? Può nascere musica dalla polvere di cui ti ricopri con malcelato orgoglio? Vorrei racchiudere tutti i miei pensieri in una scatola rotonda, fare un bel fiocco rosa e azzurro, e gettarla nel fuoco di un camino, in un freddo pomeriggio di metà ottobre. Non sarò più lì ad aspettare chissà che cosa chi e perché... il castello di archi e violini era solo mia impegnata promessa, l'ho già mantenuta e verificato che non fosse solo mia con classe, dolore e poca dignità, ma tanto tanto cuore. “Tanto lo sapevo....” È’ la classica frase di rito per cercare di sopportare l’evidenza temuta troppe volte, che si sperava solo scaramanzia. Altra bella spremuta, che la vitamina C fa tanto bene, se poi è succo di mirtillo anche la vista ne giova... come? Non lo sapevi?? Il mirtillo è un vero toccasana dicono!
Ma... metterei se potessi la mia anima su fogli di carta, con il corpo traccerei puntini e virgole, pieni e vuoti a dipinger note di insensata armonia, i capelli sarebbero le righe, cinque a rincorrersi, quattro gli spazi a donarsi la gioia di luce e di sole,..... e luna..... la chiave di volta di un’esistenza che non è riuscita, pur avendolo desiderato con tutta se stessa, a comprendersi ed amarsi. July 26
Una prima impressione avuta da una persona appena conosciuta, una sensazione di “dejà-vu” verso un luogo, una forte attrazione per un Paese straniero non sono sempre emozioni banali: sono momenti in cui spesso affiorano ricordi dalle esistenze anteriori che abbiamo vissuto. E che ci invitano a riflettere sui meccanismi del karma e sull’azione delle sette aure invisibili che avvolgono il nostro corpo fisico.
Che cosa succede all’anima dopo la morte? Il corpo fisico va incontro alla decomposizione ma che ne è dei nostri pensieri e delle nostre emozioni? Un’ampia letteratura ci insegna che oltre al corpo fisico, ogni essere umano possiede sette aure o involucri (tre inferiori e quattro superiori), visibili solo a chi ha acquisito la veggenza. Quali sono? ricordiamole brevemente.
Le tre auree inferiori Il corpo eterico emerge di circa 5 cm oltre il corpo fisico e si presenta come una nuvola che oscilla tra il colore azzurro e il grigio tenue; rappresenta le riserve energetiche del nostro corpo. Più il corpo eterico si indebolisce, più il fisico si ammala. Il corpo emotivo, più fluido dell’eterico, si espande per circa 10 cm oltre il fisico. Esso è la sede dei sentimenti provati dalla persona: più tali sentimenti sono positivi, più i suoi colori sono vivaci: più sono negativi più i suoi colori sono scuri. Il corpo mentale, ancor più sottile, si espande per circa 20 cm. E’ la sede delle attività conoscitive ed è di colore giallo. Dopo la morte, questo corpo rivive a ritroso e esperienze vissute, in base a un lasso di tempo che dipende dall’evoluzione dell’anima. Un concentrato di queste esperienze ricomparirà nella reincarnazione successiva sotto forma di coscienza.
Le quattro auree superiori Il corpo astrale, molto fluido, è di color rosa e sporge dal corpo fisico circa 30 cm. E’ il corpo invisibile attraverso il quale esprimiamo amore per le persone vicine e l’umanità in genere. I veggenti scorgono archi di luce rosa che congiungono i cuori degli innamorati: un piccolo segno dell’aura astrale. Il corpo eterico-matrice si manifesta con linee trasparenti su uno sfondo blu cobalto, come fosse un negativo di una fotografia, e sporge dal corpo fisico di circa 60 cm. Contiene sotto forma di “modelli” tutti gli elementi esistenti nel corpo fisico. Il corpo celestiale presenta tutti i colori dell’iride e sporge dal fisico di circa 70 cm. E’ visibile soltanto con la meditazione profonda. Il corpo causale tiene uniti e protegge tutti gli involucri dell’essere umano. Appare composto da sottili fili di luce d’oro e d’argento e sporge dal corpo fisico di circa un metro. Contiene il progetto della vita dell’individuo, mentre nei bordi colorati esterni è inscritto il ricordo delle vite passate.
Queste aure ci accompagnano anche lungo il distacco.
Siamo sulla Terra per imparare una lezione: quando l’abbiamo appresa, viene il momento di abbandonare il corpo. Non a caso i tibetani definiscono la morte “l’abbandono del corpo”, perché ritengono che l’organismo umani sia composto da quattro Elementi (Terra, Acqua, Fuoco e Aria), che prima delle morte lo abbandonano uno alla volta. Dapprima il corpo perde le forze terrestri, poi si disidrata (Acqua), perché spesso sopravviene la febbre (Fuoco), infine esala l’ultimo respiro (Aria). Una volta che gli elementi hanno abbandonato l’organismo, tocca agli “strati” invisibili superiori distaccarsi dal fisico, ossia le aure, i sette stradi di energia che circondano e compenetrano il corpo fisico. Innanzi tutto al corpo eterico, che lascia il corpo fisico nell’arco di tre giorni successivi alla morte. Una volta staccatosi dal fisico, tale corpo invisibile rimane però legato ai corpi emotivo e mentale ancora per qualche giorno. In questo breve periodo l’anima vede passarle davanti, a ritroso, tutta la sua esistenza, dalla morte alla nascita, come se stesse assistendo a un film. Alla fine di questo tragitto, l’anima è ormai divenuta consapevole dei desideri che non è riuscita a soddisfare in vita e si ripromette deliberarsene nell’incarnazione seguente. A questo punto si apre per l’anima il lungo (talvolta millenario) cammino dell’aldilà, che la porta a preparare la sua futura reincarnazione in un nuovo corpo fisico. I tempi tra una reincarnazione e l’altra variano da soggetto a soggetto e dipendono da molteplici fattori, soprattutto dal tipo di morte della vita precedente: una malattia prolungata sembra che stanchi molto l’anima, che ha bisogno pertanto di riposare prima di reincarnarsi di nuovo. Le morti violente invece comportano rapide incarnazioni, così come quelle degli esseri che hanno vissuto a lungo nel male. Gli ultimi passi vero la nuova rinascita avvengono quando il nuovo cammino post mortem, prende forma attorno al nuovo corpo fisico e l’anima ha una rapida visione della vita terrena che la attende. Questa visione “preventiva” le rivelerà tutti gli ostacoli che essa sarà chiamata ad affrontare per proseguire sulla via dell’evoluzione spirituale. Ma ciò che vedrà sarà solo “il punto di partenza” delle forze che dovrà portare con sé durante la sua nuova esistenza. Il ricordo del dolore causato agli altri diverrà allora una forza che inciterà l’anima, rinata a nuova vita, a riparare al male un tempo compiuto. In sostanza la vita precedente plasmerà quella futura e agirà su di essa depositandovi una lunga scia di predisposizioni, tutte da mettere in pratica.
Esperienze di ieri: lezioni per l’esistenza attuale
La dottrina del Karma (la legge di causa ed effetto, secondo i testi indiani e buddisti, per cui le azioni ritornano su chi le ha compiute) sostiene che, anche se per lo più non possediamo il ricordo delle vite vissute, non perdiamo il livello di coscienza raggiunto nel compiere certe azioni: esso anzi ci permette di affrontare con maggiore chiarezza situazioni simili a quelle in cui fallimmo nelle vite precedenti. Ciò che resta del passato è una propensione a essere più cauti quando si ripresenteranno gli eventi. Per esempio, un essere che si era suicidato per sfuggire alle difficoltà che gli si erano presentate, una volta morto, continuerà a soffrire, fino a quando a poco a poco il dolore non si esaurirà ed egli ritornerà nella nuova vita con maggiore fiducia nelle sue capacità di padroneggiare le circostanze. In breve, quello che facciamo ci ritorna sempre. Come agiamo e sentiamo adesso è pertanto il frutto dell’insieme delle nostre vite precedenti. Questo è il vero senso della legge di causa ed effetto, o legge del karma. Se, per esempio, sulla Terra ho fatto soffrire qualcuno, dopo la morte, nel percorso a ritroso che l’anima compie, io sentirò come mio il dolore sofferto dall’altra persona. Questo tipo di dolore lo porterò con me nella nuova incarnazione assieme alla volontà di pareggiarlo. Non a caso Confucio diceva che “l’esperienza è una lanterna appesa alla schiena, che illumina solo il cammino già fatto”: l’esperienza è spesso un’inconsapevole memoria del nostro passato karmico. Le lezioni che non abbiamo appreso nelle vite precedenti ce le ritroviamo nella vita attuale sotto forma di blocchi, problemi e sfide. Che ne è invece delle lezioni che abbiamo già imparato in passato? Diventano nella vita presente le antenne più sviluppate della nostra sensibilità. Ce ne accorgiamo quando qualcosa ci riesce con molta facilità, mentre ad altri costa molta fatica: è il segno che abbiamo già fatto quell’esperienza in una o in più vite precedenti. Il caso più noto è quello dell’enfant prodige della musica, Wolfgang Amadeus Mozart, che suonava l’organo già a tre anni e a cinque componeva testi musicali. Una facile obiezione alla dottrina del karma potrebbe essere questa: certe predisposizioni possono non essere il frutto di vite passate ma semplicemente l’esito di un’eredità generica. A questa osservazione rispose il fondatore dell’antroposofia, Rudolf Steiner (1861-1925). Prendendo in considerazione il caso della dinastia Bach, che diede alla storia molti musicisti, o della dinastia Bernouilli, che diede al mondo diversi matematici, Steiner sostenne che certe anime, che per karma dovevano rinascere come musicisti o come matematici, si incarnavano appunto in queste dinastie, che possedevano già sul piano eterico (la vera sede del patrimonio ereditario) uno spiccato orecchio musicale o un’insolita propensione al calcolo. Rudolf Steiner è stato tra i pochi a mettere a punto, nel mondo occidentale, una serie di leggi che illustrano il meccanismo o, se vogliamo, le strategie del karma. Il veggente austriaco sosteneva, per esempio, che se trascorriamo la vita terrena nella superficialità, nella vita successiva saremo molto probabilmente timidi e poco coraggiosi. Come mai? Perché, dal momento che la nostra natura “precedente” non si era fatta solidamente partecipe della vita circostante, nell’esistenza successiva aveva potuto ricevere per karma un sistema osseo e nervoso poco solido e poco incline a fronteggiare le difficoltà. Steiner sosteneva inoltre che le tendenze e le passioni della nostra vita passata si possono desumere dalla conformazione fisica del presente: un corpo fisico giovanile e vigoroso fino all’età avanzata è l’esito di un’anima piena d’amore, che nella rinascita precedente ha sopportato con coraggio le malattie. Al contrario, un corpo che invecchia precocemente è il frutto di una vita anteriore vissuta all’insegna dell’antipatia e della critica verso il prossimo. Dice ancora Steiner che chi vive da egoista in questa vita andrà incontro alla debolezza nella successiva; chi in questa vita vive di menzogne sarà indotto nell’esistenza futura a subire prove fisiche. C’è di più.Una persona che in una vita precedente ha avuto una ricca vita interiore in quella successiva avrà uno sviluppo armonico della propria costituzione fisica; mentre chi avrà privilegiato la vita esteriore tenderà all’obesità e alla pigrizia. In pratica, secondo la legge del karma le nostre aspirazioni del passato diverranno, nella vita seguente, doti e attitudini che coinvolgeranno l’intera costituzione del corpo. Per esempio, le azioni compiute antecedentemente si ripercuoteranno sul corpo mentale dandoci un certo carattere, sul corpo eterico sotto forma di certi atteggiamenti, sul corpo fisico attraverso i lineamenti del volto. Alla luce della dottrina del karma le stesse malattie, specie le più gravi, sono sì il frutto di azioni passate, ma soprattutto sono un validissimo strumento di purificazione, per sottrarci alle passioni che non ci consentirebbero l’evoluzione interiore. E’ attraverso questi laboriosi meccanismi che, di rinascita in rinascita, si viene a consolidare la “voce della coscienza”: il principio morale della personalità, che è il frutto delle lezioni che ognuno di noi trae a poco a poco dalle ripetute esperienze infelici. Da scritto una fervente sostenitrice della teoria del karma, la teosofa Annie Besant (1847-1933): “Ogni vita rappresenta un tipo di esperienza e, grazie all’accumulo di innumerevoli esperienze, la psiche acquista un’individualità sempre più forte e cosciente. Ciò che non abbiamo superato nel passato ritorna ripetutamente, sotto sembianze ogni volta nuove, ma in fondo non diverse, finché non avremo sciolto l’antico nodo. Ciò che rimane nella vita seguente non sono tanto i dettagli quanto l’essenza della scena. Certe circostanze ci colpiranno improvvisamente e ci sembrerà di assistere a una scena già vissuta”
Certe sensazioni sono barlumi di vite precedenti
Di solito dimentichiamo le azioni compiute nelle vite trascorse, ma non tutti: ci sono infatti bambini che spesso ricordano eventi della vita precedente, anche se i loro racconti solo di rado vengono creduti. Lo psichiatra americano Ian Stevenson ha dimostrato che la maggior parte dei bambini sottoposti alle sue cure per varie fobie manifestava ricordi di vite passate. In alcuni casi, le paure immotivate di cui erano preda derivavano dal tipo di decesso, quasi sempre violento e prematuro, di cui erano stati vittime.
Un esempio per tutti. L’incredibile storia di Manista. Nel 2001 nasce in un villaggio del Rajastan (nell’India settentrionale) una bambina, alla quale viene dato il nome di Manista. A soli due anni, appena ha imparato a parlare, dice ai genitori Rampal e Khilli Devi che il suo vero nome è Suman. E in pochi mesi racconta che era morta di tifo il 14 dicembre 2000 e che i suoi veri genitori si chiamano Kamal e Santosh. Non solo, ma descrive la sua casa di Delhi in modo dettagliato e, inoltre, fa il nome di alcuni parenti. “Ci aveva raccontato – riferisce Mallo, la nonna paterna – che viveva in un appartamento di tre stanze, vicino a u tempio, assieme a tre fratelli. Ci descriveva i colori della sua uniforme scolastica, nonostante non fosse ancora mai andata a scuola e ci ha detto che era morta di tifo”. La notizia della piccola Manista che ricorda la sua vita precedente si sparge per il Nord dell’India, finché non arriva in un villaggio in cui vivono i parenti dei genitori di Suman: sono loro ad avvisare Kamal e Santosh, che cinque anni prima avevano perso la loro figlia quindicenne, a causa del tifo. I due coniugi si precipitano nel villaggio di Manista. “Appena la piccola ci ha visti, è corsa tra le nostre braccia chiamandoci mamma e papà. Ci ha anche chiesto di non lasciala più. Era sicuramente Suman”, hanno raccontato. Ora Manisha ha quattro anni, vive a Delhi assieme ai genitori di un tempo, kamal e Santosh, con il consenso dei suoi genitori naturali.
Per rammentare in condizioni normali di coscienza le nostre vite trascorse non dobbiamo fare altro che osservare come agiamo e come sentiamo. Scrisse infatti il filosofo Henri Bergson (1859-1941): “Noi pensiamo solo con una piccola parte del passato, mentre con tutto il nostro passato e con l’impulso vero della nostra anima desideriamo, vogliamo e agiamo”
|
|
|